Dopo 5 cali consecutivi del fatturato del settore siderurgico, i prezzi dell’acciaio
sono tornati a correre: +40% in un anno in Italia, in scia alla congiuntura cinese
E al prezzo degli elettrodi di grafite, balzato di 10 volte. Grazie alla Cina, ovviamente. Gozzi (Federacciai): adesso le aziende valgono di più, a cominciare dall’Ilva.

la corsa dei prezziL’inversione è arrivata a metà del 2016. Dopo cinque cali consecutivi del fatturato consolidato del settore siderurgico, in gran parte determinato dal calo dei prezzi, l’acciaio è tornato a correre. E il balzo delle quotazioni, in Europa e in Italia, è stato determinato – come avviene di consueto nel settore siderurgico europeo da anni – dalla Cina. Dalla sua congiuntura, dalla sua inflazione, dalla minor pressione delle importazioni in dumping provenienti dal colosso asiatico (grazie all’apertura di due procedimenti antidumping, uno sulle lamiere da treno e l’altro sui piani a caldo) e dall’esplosione (in termini di prezzi) degli elettrodi di grafite, il cui prezzo nel 2017 è aumentato nel 2017 di dieci volte.

«Dalla Cina, come di consueto, arrivano gioie e dolori – spiega Antonio Gozzi, presidente di Federacciai – e da un anno a questa parte i prezzi sono in rialzo. Con un boom soprattutto nelle ultime settimane». Nel dettaglio, in Italia il prezzo del tondo per il cemento armato in rotoli (quello utilizzato nelle costruzioni, soprattutto per le infrastrutture) è passato da 502,5 euro a tonnellata a 580 da gennaio a settembre 2017 (+15,4%) e quello del Coils a caldo in acciaio al carbonio (il più usato nel settore della meccanica, prodotto tra gli altri dall’Ilva) dai 405 euro a tonnellata del settembre 2016 ai 535 attuali (+32,1%). E così la media del SiderIndex (elaborato da Siderweb) è cresciuta dai 299,3 euro a tonnellata del settembre 2016 ai 422,24 euro di questi giorni, per una variazione del 40,1%. «I prezzi – spiega Gozzi – sono influenzati dalla congiuntura economica di nuovo positiva in Cina, così come l’inflazione. Che sta spingendo al rialzo anche il prezzo del carbone. Sta crescendo tutto, come avviene quando la Cina tira, visto che pesa per il 50% sul business mondiale».

Articolo completo di Michelangelo Borrillo su Corriere della Sera